Traduzione in italiano e riassunto del volume Barroco. Teatro. di Pedraza Jiménez, Rodríguez Caceres. Il testo affronta la storia dei principali autori ed opere del teatro spagnolo del Siglo de Oro dalle origini agli autori tardi, con particolare attenzione al lavoro di Lope de Vega, Tirso de Molina e Pedro Calderón de la Barca.
sabato 14 giugno 2014
Barroco. Teatro. di Pedraza Jiménez e Rodríguez Caceres. Tradotto in italiano.
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venerdì 16 maggio 2014
Lo studente medio di Lettere va al seggio
DISCLAIMER per le code di paglia, i leoni da tastiera, e i grillini: questo pezzo parla di me, di quelli come me e di quelli completamente diversi da me, ma parla soprattutto dello stereotipo dello studente di Lettere nel Dipartimento di Scienze Umane dell'Università di L'Aquila. Nessuna persona realmente esistente corrisponde singolarmente alla descrizione che seguirà, ma ognuno di voi ha contribuito a modellarne meglio i contorni. Siatene orgogliosi, ma non troppo. Se invece studi Lettere e leggendo non ti identifichi nel soggetto in questione - COMPLIMENTI! - probabilmente hai gravi problemi sociali e forse un problema molto profondo da dover risolvere. In compenso potresti essere una persona normale.
Lo studente medio di Lettere è quello che si lamenta sempre.
E fa bene.
E fa bene.
Fa bene perché non ha una sede,
non ha i trasporti, non ha le lavagne, non ha i proiettori, non ha la messa in
sicurezza, non ha la mensa, non ha i libri né una biblioteca. Si lamenta prima
di tutto sui social network, facendo saggiamente luce sull'assolutamente mai stato cliché "i rappresentanti
non fanno un cazzo", senza sapere né chi sono, né come operano, né tutte
le limitazioni e le tempistiche alle quali devono sottostare, né che con una
petizione non si è mai risolta un'emerita sega, né che i rappresentanti in
realtà non fanno parte di una categoria di studenti che, fra una canna e
l'altra, ha anche il sacrosanto dovere di rendere perfetta la vita studentesca
dello studente medio di Lettere.
Egli (o ella, per gender equality)
però, di lamentarsi, ne ha ben donde, pur andando solo a braccio di cose di cui non capisce un cazzo. Può permettersi di lamentarsi senza cognizione di causa
in quanto lui studia Lettere, quindi vede il mondo da un'altra prospettiva -
una prospettiva più figa, sia chiaro. Essendo investito sin dalla nascita del carico ormonale di Kurt Cobain (o della disinvoltura sbarazzina di Nancy Spungen) si veste come gli pare ed ha
necessariamente degli spessi occhiali con montatura nera. Tale combo di stile, chiara espressione solo materiale di un carisma ben più radicato, gli conferisce il
divin potere, riservato solo agli studenti di Lettere, di essere meglio degli
altri; immune ai continui rosicamenti degli ingegneri, attivo socialmente,
frequentare posti indie, avere una subcultura su un freco di cose che con
Lettere non c'entrano niente ma che da un punto di vista squisitamente estetico-concettuale riescono a lambire i più eterogenei aspetti del sapere, avere una cameretta, un salone, una cucina, un
bagno e un'ala del Louvre piena di libri di letteratura tutti assolutamente
letti, da qualche parte una macchinetta fotografica che fa splendide macro ai
fiori d'estate con le api sopra, un account su qualche social artistico dove
pubblica(va) racconti brevi, poesie o pensieri, una certa predilezione per le
bevande della macchinetta diverse dal troppo mainstream caffè corto numero 11
da 38 /ˈjʊərəʊ
sɛntsssssss/, e quell'aria un po' così, non dissimile da quella di quelli che hanno
visto Genova. Poi, una volta certificato il bagaglio intellettual(oid)e di cui sopra -
ma non prima di aver superato i propedeudici "Storia delle seghe a mano"
e "Fondamenti di pensiero filosofico a cavallo fra '300 e '400 nel contesto delle battaglie austrovesuviane in Indocina citeriore T/A" - può finalmente ottenere il diploma di hipster.
Lo studente medio di Lettere poi,
di base, è comunista.
Ma comunista in senso moderno, ovvero nel senso che lui
SA che può ribaltare il mondo, solo che per oggi non gli va. Però lo sa, è
così, garantito. Gli sta sul cazzo l'Italia, il sistema universitario, vede
l'estero come unico spiraglio di salvezza e giusta ricompensa per i duri anni
di studio e l'indiscutibile acume sviluppato grazie a questi, si stecca i
pranzi, le sigarette, l'acohol, i viaggi, i libri e pure le ore di studio che
"tanto le cose da sape' so quelle", ed è con buona probabilità
impegnato in qualche crociata social-filopolitichaggiante che lo aiuta a
placare lo spirto guerrier ch'entro gli rugge. Nei casi di maggiore santità (rileggi: è sanTità, non sanità) è
anche vegetariano, se invece mira al Nobel non può esimersi dal veganesimo o
dallo straightedgismo. Egli, per via del suo spiccato spirito d'osservazione
copiaincollato dal carisma dei 45.000 personaggi letterari (fittizi) che ha dovuto
studiare, ai quali si ispira e ai quali non somiglierà mai, è disincantato dal
mondo, ha un'anima rivoluzionaria e pure una certa dose di sana saccenza, e ritiene
intelligentemente che ad ogni tornata elettorale universitaria sia saggio votare la lista o
le liste che sono nate da manco due settimane perché, ripete a se stesso e a
chi lo circonda, integerrimo, "i rappresentanti non fanno un cazzo". Se questa semplice frase che, ricordiamo, ha una valenza argomentale virtualmente illimitata, ma che il nostro ritiene opportuno limitare ad 1; se questa frase potesse essere una spilla di cui fregiarsi, lui la indosserebbe. Allora ritiene a furor di logica giusto votare chi pubblica il video più
ridicolo o il vademecum più populista perché egli, lo studente medio di
Lettere, sa che la sua vita fa schifo poiché i rappresentanti non fanno un
cazzo, mentre quelli che verranno (e che, per la cronaca, non hanno mai
tecnicamente fatto un cazzo) non potranno fare peggio. Almeno gli si dia un possibilità, che diamine.
Tutto ciò è lecitissimo, e bellissimo, ed è la democrazia.
La sera prima delle elezioni ha
un'originale illuminazione e comunica a spotted o a insulted che:
1) Gli sta sul cazzo l'UDU,
oppure;
2) Gli sta cul cazzo una
qualsiasi altra lista non-UDU, oppure;
3) I rappresentanti si fanno
vedere solo sotto le elezioni e tutta la farsa della campagna lede alla dignità di
costoro.
Meanwhile, mentre lui, alle 2 del
mattino, scriveva la sua apologia, c'erano tre tipi di rappresentanti in tre
luoghi diversi a fare tre cose diverse:
- I primi, non stavano facendo un cazzo
- I secondi, cercavano di capire come funziona photoshop
- I terzi, litigavano col ministro dell'Istruzione, la Rettrice, il direttore regionale ai trasporti, i membri del Consiglio d'Amministrazione, del Diritto allo Studio; stilavano la carta dello studente, si leggevano le note ministeriali, cercavano sul codice penale i migliori cavilli legali per far partire azioni serie, PONDERATE e inoppugnabili al fine di raggiungere, con calma ma certezza, l'obiettivo comune di un equo diritto allo studio. Ogni giorno, di ogni mese, di ogni fottuto anno.
Nell'arco dei suoi tre (diciamo
pure minimo quattro) anni di permanenza all'interno del dipartimento, lo
studente medio di Lettere si sarà lamentato tantissimo, prima, dopo e durante
le elezioni, avrà votato liste che, nate dal nulla, finiranno il loro corso
naturale così come sono nate: nel nulla, per semplice decorso degli eventi, come gli uragani, come le carestie, come il Movimento 5 Stelle. Ma non si domanderà mai come mai tutto
ciò sia potuto accadere! Un po' come la scopata con quella bruttina quando sei
completamente ubriaco: il giorno dopo hai vaghi ricordi di ciò che ti ha spinto
a fare quello che hai fatto, forse hai pure fatto 'na cazzata, ma oramai è andata, tanto il mondo farà schifo lo
stesso. E mica lo devo salvare veramente io. Io studio Lettere, questo faccio.
E mica davvero davvero uno non può mai sbagliare.
Poi ricordiamoci sempre che i rappresentanti non fanno un cazzo, quindi peggio di loro non si può certo essere. Si sà, meglio non fare nulla e avere la coscienza apposto che farsi eleggere per il semplice gusto di farsi insultare.
In tutto ciò alla fine dei suoi tre-diciamo-pure-quattro anni di studio
egli si ritroverà con un sacco di problemi risolti da chi non ha votato, senza manco essersene reso
conto e pensando, pensando davvero, di avercela fatta da solo.
Pace, criterio.
Pace, criterio.
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mercoledì 16 aprile 2014
Proiezioni reali di karma virtuale casus latitanza dallo studio
Interrompo lo studio per vedere se riesco a crackare Spotify. "Ok, dai, solo 5 minuti." Rapida ricerca su Google, perfetto, c'è un forum con dominio a Sint Marteen che, nonostante le mie indiscusse conoscenze geografiche, non ho la minima idea di dove minchia sia. Uaichipidia, invece, lo sa. Ok, il sito pare bello hackeroso, ispira fiducia. Dai, 5 minuti eh, non uno di più. Click. "Per vedere il contenuto del forum ti devi registrare". Seems legit. Va bene, registriamoci, na cosa veloce. Solito nick, solita pass. Sono uno previdente, io.
Il solitonick numero 1 non va bene, troppi caratteri. Scegliamo il solitonick numero 2, che va bene a tutti i forum, anche se fa cagare. Registrato. Inserisci codice chak.. ciapt... ciaccia... come cazzo si chiama. Inserito quel codice là. Uh, ne devo mettere un altro, ma stavolta vogliono pure l'e-mail, così loro mi possono dare un terzo codice da inserire in una terza pagina che mi apparirà dopo che avrò inserito quelcodicelà numero 2 e la detta e-mail. Inserito quelcodicelà numero 2, inserita l'e-mail. Waito per la verifichescion e-mail.
Arriva la verifischescion e-mail, c'è il benedetto codice curatore di tutti i mali dell'umanità. Ritorno alla pagina che me lo chiedeva, lo inserisco. Submitto. "Dai, che mo mi riapre il topic che stavo guardando prima, leggo veloce veloce, cracko, e torno a studiare. 5 minuti". Ah no, mi ha mandato in home.
Cerco la sezione giusta, cerco la sottosezione giusta, cerco la subsottosezione giusta e cerco e trovo il topic giusto. Per fortuna che è recente e stava abbastanza in alto. Click. "Per vedere questo contenuto devi rispondere a questo topic."
Cerco la sezione giusta, cerco la sottosezione giusta, cerco la subsottosezione giusta e cerco e trovo il topic giusto. Per fortuna che è recente e stava abbastanza in alto. Click. "Per vedere questo contenuto devi rispondere a questo topic."
Perché nel nome del cielo dovrei rispondere ad un "topic" - che se non ho dimenticato tutto quello che so dell'inglese vuol dire "argomento" - se non so ancora cosa leggerò? Va bene, mi sto spazientendo, ringraziamolo a priori. Qua scrivono tutti in inglese, siamo polite. "Thank you very much". Non va bene, perché per vedere il contenuto della pagina 1 devo scrivere un messaggio di almeno 20 caratteri.
Lungo sospiro. Digito "Thank you very much, this is really appreciated", vaffanculo.
Post reply.
Torno a pagina 1 (di 28, 27 delle quali di ringraziamenti lunghi più di venti caratteri), dove ovviamente non c'è la guida, ma un altro link da cliccare per vedere la guida, che ovviamente mi rimanda ad una pagina che mi farà waitare 5 secondi prima di accedere finalmente al mio Eldorado di informazioni. Ebbene, clicco. Waito.
La guida è troppo lunga, "me la salvo e me la leggo dopo", cosa che non farò, perché mi sono già rotto le palle. Spotify rimarrà unlimited, io per non fare nulla di utile (compreso questo post) ho perso 55 minuti, e studiare non ho studiato.
Se c'era un messaggio che volevi mandarmi, universo, è stato pienamente recepito.
mercoledì 26 marzo 2014
Pornhub Creative Director Challenge - The idea is to talk about porn in a...
pornhubcampaign:
The idea is to talk about porn in a straightforward, allusive, direct, ironic way; avoiding explicit references to sexual acts or human body.
This campaign aims to communicate through common objects a references that the Porn Hub experience is suitable for all (and for everybody’s fancy).
The strong point of the concept is that it can be ‘inflected’ along with all the thematic categories of the website and it can be used on every existing communicative platform, in every time slot and location.
Communication below and above the line:
Web: banner, adwords campaigns, social, viral & guerrilla marketing
Classic Medias: press, affixation, promo tv and commercials
Federica Del F.
martedì 11 febbraio 2014
La Lirica di Luciano Formisano
La Lirica, di Luciano Formisano. Riassunto pagine 01-256. Filologia Romanza.
Saggi di: István Frank, Pierre Bec, Robert Guiette, Erich Kölher, Dietmar Riege, Paul Zumthor, Michel Zink, Rita Lejeune
Luciano Formisano - La Lirica (pp. 01-256) by Enzo Jesus Santilli
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sabato 1 febbraio 2014
Ecco perché Dookie ha definito i '90 ed ha cambiato la musica per sempre.
di Andrew Romano
Traduzione a cura di Enzo Jesus Santilli
Ma c'è una domanda più pungente (e interessante) che è il caso di porci: qual'è il secondo album rock più influente degli anni '90? Qualcuno potrebbe dire Ok Computer dei Radiohead. Altri potrebbero citare Odelay di Beck. Qualche tipaccio emo potrebbe addirittura suggerire Pinkerton degli Weezer.
Ecco qualcosa che vi farà sentire vecchi: questo capolavoro dei Green Day è stato pubblicato 20 anni fa. Vi spiego perché è stato molto più influente di quello che pensate.
Qual'è l'album rock più influente degli anni '90? Facile: Nevermind dei Nirvana. Ha dato il calcio d'inizio al movimento grunge, cancellato gli anni '80, e creato un'intera generazione di adulti che non sa ancora come si pronunci il sintagma "never mind".
Traduzione a cura di Enzo Jesus Santilli
Ma c'è una domanda più pungente (e interessante) che è il caso di porci: qual'è il secondo album rock più influente degli anni '90? Qualcuno potrebbe dire Ok Computer dei Radiohead. Altri potrebbero citare Odelay di Beck. Qualche tipaccio emo potrebbe addirittura suggerire Pinkerton degli Weezer.
Sarebbero tutti nell'errore.
Perché il secondo album rock più influente degli anni '90 è Dookie dei Green Day.
Photo by Ken Schles//Time Life Pictures/Getty
In onore del
ventesimo compleanno di Dookie – ci crediate
o no, è stato rilasciato il 1° febbraio 1994, notiziola che vi farà sentire
vecchi di sicuro – credo sia giusto spiegare perché.
sabato 7 dicembre 2013
Mandela non sarà mai il vostro menestrello
Cari revisionisti, Mandela non sarà mai e poi mai il vostro menestrello.
Nei prossimi giorni proverete intensissimamente a renderlo qualcosa che non è stato, e fallirete. Proverete ad addolcirlo, ad insabbiarlo, ad allontanare il suo lato Malcom X. Proverete a celare agli occhi della gente la sua rabbia. Proprio adesso state percorrendo ansiosamente i corridoi dei vostri condomini e case di campagna, cercando le parole giuste, i giusti tributi, quelli conservatori. Direte che Mandela non vuol dire razza. Direte che Mandela non vuol dire politica. Direte che Mandela non era altro che amore, proverete a ridurlo ad un orecchiabile motivo reggae. Let's get together, and feel alright. Esatto, farete proprio così.
Farete credere che l'apartheid è stato solo una specie di malattia mistica spaziale che improvvisamente è caduta dai cieli per insinuarsi fra di noi, prenderci tutti, bianchi o neri, alla sua mercé, finché dall'etere non è apparso Mandela a redimerci tutti. Proverete a fare di Mandela un Magic Negro e fallirete. Direte che Mandela si è immolato sopra tutti in nome del perdono mentre si divincolava agilmente dai dettagli della perversione che lui ebbe la grazia di perdonare.
Proverete a fare dell'apartheid una specie di orribile aberrazione storica spontanea, e non il logico apice di secoli di arroganza imperialista. Sì, farete anche quello. Farete intendere, o audacemente affermerete ,che un tale demone è morto il giorno in cui Mandela ha messo piede fuori dal carcere. Incrocerete le mani e direte che i neri ora non potranno biasimare più nessuno se non loro stessi.
Bene, provateci quanto vi pare, ma fallirete. Perché Mandela era politica ed era razza ed era libertà ed era perfino violenza, ed ha fatto ciò che riteneva giusto fare, e data l'attuale inequità economica del Sud Africa potrebbe addirittura esser morto pensando di non aver fatto abbastanza. E forse la più grande tragedia della vita di Mandela non è quella di aver trascorso quasi trent'anni incarcerato da ricchi razzisti che hanno tentato di frantumare milioni di spiriti distruggendone gli animi, ma il fatto che non ci sono state o non ci sono abbastanza persone come lui.
Perché il Sud Africa di oggi, un Paese che da tantissimo tempo si è profondissimamente tuffato a pesce nei liquami dell'odio razziale, nonostante tutti gli sforzi di Mandela, sta ancora cercando di raggiungere la riva della palude. Immaginate che Cape Town fosse Londra. Immaginate di vedere due milioni di bianchi vivere in baracche e capanne di fango lungo tutta la M25 (una specie di Grande Raccordo Anulare londinese, NDT) mentre ve ne state tornando a casa, mentre la maggiorparte delle case e dei lavori migliori sono di un piccolo, seppur facoltoso, gruppo di gente nera. Le parole non posso descrivere cosa significhi covare un tale risentimento.
Nelson Mandela non è stato un dio che fluttuava raffinatamente su di noi mentre ci salvava. È stato totalmente, meticolosamente umano, ed ha fatto tutto quello che ha fatto per sabotare la gente come voi. Non c'è bisogno di fare i vostri nomi perché perché voi sapete di essere quello che siete, noi sappiamo che voi siete quello che siete, e voi sapete che noi sappiamo. Non siete riusciti a scalfirlo in vita, non riuscirete a plasmarlo da morto.
Ci proverete, ovunque voi siate, e fallirete.
Articolo originale: Okwonga.com
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